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Sul treno, la lettura dell'Idiota mi aveva infine addormentato, nonostante la mia passione per questo libro che è ben più di un romanzo. Fu su questa frase di Lebedev, ispirata dall'Apocalisse di San Giovanni, che il sonno mi vinse: « E la stella che cadde si chiamava Assenzio […] La rete ferroviaria diffusa sulla terra, ecco la stella Assenzio. », il volume di Dostoevskij scivolato sul mio petto. Arrivato al capolinea, presi il sottopassaggio. E lì, lo shock!
Oh, Dio mio, questa visione mi strazia l'anima! Sono un altro, e la verità mi appare, cruda, in questo freddo passaggio di cemento e ferro. Guardateli! Tutti camminano verso ciò che si chiama il Lavoro, con l'implacabilità di una processione matutina. Ciascuno, senza eccezione, porta il fardello della propria vita in quelle valigette o in quei sacchi troppo pesanti. Non sono uomini liberi; piuttosto soldati di un esercito di gente seria, necessaria, il cui sguardo sembra, da tempo, aver cancellato ogni traccia di meraviglia.
Perché questa fretta senza gioia? Quale è dunque questa «cosa» che vanno a compiere? È la Bellezza? È la Verità che salva l'anima? No, non sono che cifre, scartoffie e ingranaggi da ungere senza la minima passione. Vendono l'unica e preziosa Vita in cambio della promessa di un salario. Vanno per essere utili, ma a quale immensa e fredda macchina che li consuma lentamente? Si annegano in questa folla, isolandosi gli uni dagli altri nonostante la vicinanza dei corpi. Non c'è dunque nessuno che si fermi a piangere sullo splendore perduto della loro esistenza?
E in questo grigiore di anime frettolose, cerco invano il bagliore disperato di Nastas'ja Filippovna, comprendendo con sgomento che nemmeno il suo martirio troverebbe più posto in un mondo così disincantato. Perdonatemi questo turbamento improvviso. Non posso vedere questa umanità precipitarsi senza provare un dolore acuto. Sono il Principe Myškin per qualche secondo ancora, poiché già l'identificazione si dissolve e ritorno me stesso, e mi chiedo: chi dunque è più alienato, loro che si affrettano verso l'oblio, o io, l'Idiota, che non posso che deplorare questo eterno passaggio verso il vuoto?